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GRAVELLONA TOCE - 11-02-2020 - È sostanzialmente

un grido d'allarme sul futuro della sanità del VCO quello giunto ieri sera dall'incontro, organizzato dal Partito Democratico a Gravellona, con l'ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. In una sala piena di amministratori (e non solo), la parlamentare s'è a lungo soffermata sulla necessità di avere ospedali tecnologicamente all'avanguardia e una medicina territoriale che, in rete con il fronte avanzato rappresentato appunto dall'ospedale, si faccia carico delle esigenze particolari della popolazione: dalle cronicità, alla riabilitazione, alle cure chemioterapiche. A fare da ponte, un sistema delle emergenze efficace, capace di rispondere al bisogno in tempi brevi, anche con un sistema di elisoccorso che intervenga in qualsiasi ora e condizione meteo. È questo il modello di sanità del XXI secolo, quello che dovrebbe essere ma che nel VCO, stando al parere degli intervenuti, non sarà, tanto più se la Regione continuerà ad essere sorda ai richiami del territorio. Ad aprire il dibattito, il sindaco di Gravellona e presidente della Conferenza dei sindaci dell'ASL, Giovanni Morandi, che ha in breve ricordato come né il presidente Cirio né l'assessore Icardi abbiano risposto alle sue sollecitazioni, dopo che la Conferenza dei sindaci (assenti la gran parte dei primi cittadini ossolani) s'era espressa per un ospedale unico e baricentrico, bocciando la proposta giunta lo scorso 25 ottobre, di un nuovo ospedale in Ossola e un Castelli ridimensionato. Proposta che, hanno ricordato gli intervenuti, (tra questi i sindaci di Verbania e Ornavasso) non è stata sinora supportata da nessun atto ufficiale della Regione, pertanto la stessa Lorenzin ha avanzato l'ipotesi di interrogare il ministro per avere notizie certe rispetto alle scelte strategiche della Regione per il VCO in materia sanitaria. Intanto gli unici atti validi restano quelli sottoscritti  dall'amministrazione Chiamparino sull'ospedale a Ornavasso. Tutto questo mentre la giunta Cirio ha chiesto a Inail, che  avrebbe finanziato con 150mila euro il nuovo nosocomio, di differire la decisone di altri sei mesi. "In attesa di prendere decisioni rischiate di perdere 150 milioni - ha rimarcato l'ex ministro - sono un sacco di soldi e rappresenterebbero un'opportunità unica per il VCO". Decisamente nero il quadro delineato dal parlamentare ossolano Enrico Borghi che di allarmi ne ha lanciati diversi. In primo luogo l'insostenibilità della sanità in deroga, dove col modello Icardi-Cirio di due ospedali "minori" si lavorerebbe in deroga agli standard di sicurezza (mancherebbero i numeri); ovvero con una maggiore insicurezza delle prestazioni sanitarie, un aumento dei "pellegrinaggi" dei pazienti in Lombardia e una spesa che diverrebbe in breve insostenibile. Il deficit della Regione, "passato in tre anni da 107 milioni a 407" è l'altro allarme fatto partire da Borghi, che ha paventato, così come accadde sul finire della Giunta Cota (un warning fissato a 400 milioni con un tendenziale negativo) la possibilità per la Regione di tornare ad un piano di rientro. In questo caso "scordatevi l'ospedale nuovo, le nuove assunzioni, le case della salute", ha ribadito, adombrando la possibilità di un massiccio ricorso all'intervento dei privati nel caso in cui, col piano di rientro in essere, la sanità del VCO si accartocciasse. "Non vorrei che fosse un'operazione scientemente costruita" (a vantaggio dei privati ndr), ha riflettuto Borghi dove, proprio per non indurre a sonni tranquilli, ha infine ricordato come dalla provincia di Cuneo sia partita la richiesta di un nuovo ospedale unico. Sul tavolo di Cirio, intanto ci sono i 150 milioni di Inail, più i fondi per l'edilizia sanitaria messi a disposizione dalla legge di Bilancio: "Non ci vuole tanto a capire come finisce questa storia", ha chiosato il parlamentare. Un finale diverso però potrebbe essere scritto, ha aggiunto, qualora la Regione si decidesse ad ascoltare il territorio "che già si è espresso per una sanità di serie A".  

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