1

Alessi

OMEGNA - 30-01-2019 - 80 gli esuberi stimati all'Alessi di Crusinallo. E' questo il risvolto più amaro, ma non inaspettato, del piano industriale presentato lunedì ai sindacati nella sede dell'Unione Industriale di Verbania. Motivata da "cambiamenti strutturali" legati al mercato, la società ha comunicato alle organizzazioni sindacali (Fiom, Fim e Uilm) che "si tratta di una decisione non più rimandabile, legata all’obiettivo di garantire un futuro all’azienda e a quello che deve continuare a rappresentare per il Made in Italy e, soprattutto, in termini di occupazione per il territorio".
"L'orientamento della società è un passaggio soft - spiega Iginio Maletti, segretario Fim Cisl - che come strumento prioritario vede un ricorso alla cassa integrazione straordinaria per crisi. Come sindacato propendiamo per altri strumenti, come i contratti di solidarietà. E' su questo che si gioca la partita che ci vedrà venerdì ad un nuovo incontro in Unione Industriale. Anche perché 10 mesi di cassa sono pochi. Tra i lavoratori c'è un inevitabile apprensione, l'età media è alta, si aggira sui 50 anni. Stiamo facendo tutte le verifiche del caso, ipotizziamo che una ventina di dipendenti potrebbero accedere al prepensionamento con 'quota cento', ma è tutto ancora da precisare. Resta il fatto che 80 esuberi sono tanti su 315 dipendenti, senza considerare il risvolto psicologico anche sul territorio. Alessi era l'unica azienda metalmeccanica ad essere rimasta 'vergine' dai licenziamenti, nonostante il ricorso agli ammortizzatori sociali, restando la più grande impresa metalmeccanica del VCO, dopo le crisi che si sono inseguite negli anni".
Con un comunicato congiunto, i sindacati unitari al termine dell'assemblea coi lavoratori di questa mattina, spiegano come Alessi si stia muovendo da diverso tempo "per un adeguamento del proprio modello di business, investendo in primis su nuovi canali di vendita, su una maggiore spinta verso l’internazionalizzazione, su una razionalizzazione del proprio catalogo prodotti".
"Obiettivi del Piano - prosegue la nota - sono la continuità e il rilancio dell’azienda, che necessita di risorse finanziarie, capitale relazionale e apertura internazionale ancora superiori a quelle già messe in campo".

Come era emerso da voci di corridoio, la proprietà sta lavorando alla ricerca di un partner "che riconosca il valore e il potenziale di sviluppo dell’azienda, che sia disposto a investire insieme alla famiglia nel suo rilancio". Rilancio che per questo fiore all'occhiello del Made in Italy, un marchio appezzato e "invidiato" in tutto il mondo, può trovare molte strade. La rassicurazione è che "non è prevista la delocalizzazione della produzione, né la chiusura della fabbrica di Crusinallo, che continua ad essere considerata un elemento strategico, anche per il futuro". A.D

 

 

 

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti l'utilizzo dei cookie.